Normative

Assegno ordinario di invalidità

Valeria Liso
Scritto da Valeria Liso

Assegno ordinario di invalidità per persone con ridotta capacità lavorativa: Legge n.222/1984

L’assegno ordinario di invalidità disciplinato dall’art. 1 della L. n. 222/1984, è corrisposto agli assicurati, lavoratori autonomi e dipendenti la cui capacità lavorativa è ridotta, in modo permanente, a meno di un terzo.

Prima dell’entrata in vigore della L. 12/06/1984 n. 222, recante revisione della disciplina dell’invalidità pensionabile, era previsto invece solo il trattamento relativo alla pensione di invalidità. Quest’ultima non differenziavatra situazioni di invalidità e situazioni di inabilità ed era legata alla capacità di guadagno.

Ai sensi dell’art. 10, comma 1 del r.d.l. n. 636/1939, come modificato da ultimo dall’art. 20 della L. 03/06/1975 n. 160, infatti era considerato invalido l’assicurato la cui capacità di guadagno, in occupazioni confacenti alle proprie attitudini, era ridotta in modo permanente, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, a meno di un terzo.

Tornando all’attuale disciplina sull’assegno ordinario di invalidità, va evidenziato che in tema di invalidità pensionabile la L. n. 222/1984 ha adottato come criterio di riferimento ai fini del conseguimento del suddetto assegno non la “riduzione della generica capacità lavorativa”, richiesta dalla L. 30/03/1971 n. 118 per i mutilati ed invalidi civile bensì la “riduzione della capacità di lavoro in occupazioni confacenti alle attitudini dell’assicurato”.

La giurisprudenza ha affermato il principio secondo cui l’assegno ordinario di invalidità così come la pensione di inabilità sono prestazioni previdenziali non cumulabili con le pensionidi anzianità e di vecchiaia in quanto sono riconducibili tutte alla tutela di una situazione di bisogno effettiva o presunta sancita dall’art. 38 Cost.

Aggiungasi poi che la L. n.222/1984 prevede la trasformazione automatica dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia.

L’assegno ordinario di invalidità è un trattamento temporaneo che decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda, sempre che ne ricorrano i presupposti.

Ai sensi dell’art. 1 commi 7 e 8 della L. n. 222/1984 tale trattamento viene riconosciuto per un periodo pari a tre anni ed è confermato, a domanda dell’interessato, per periodi della stessa durata sempre che permangano le condizioni che hanno dato luogo alla liquidazione della prestazione e considerando l’attività lavorativa svolta.

La conferma dell’assegno ha effetto dalla data di scadenza (nel caso in cui ladomanda viene presentata nel semestre antecedente tale data) o dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda (nel caso in ci la stessa viene inoltrata entro i centoventi giorni successivi alla detta scadenza). Dopo tre riconoscimenti consecutivi l’assegno di invalidità viene confermato automaticamente, ferma restando la facoltà di revisione da parte dell’INPS.

L’assegno ordinario di invalidità è calcolato, ai sensi dell’art. 1, comma 3 L. n. 222/1984, secondo le norme vigenti nell’ assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, e nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi.

Il sistema di calcolo utilizzato per l’assegno ordinario di invalidità è quello stabilito dall’art. 1 della L. n. 335/1995 di riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare, pertanto, il sistema è retributivo (se il lavoratore può far valere almeno 18 anni di contributi al 31/12/1995), misto (se il lavoratore non può far valere 18 anni di contributi al 31/12/1995) o contributivo (se il lavoratore ha iniziato l’attività lavorativa dopo il 31/12/1995).

L’assegno di invalidità, se è inferiore al trattamento minimo delle singole gestioni, è integrato da un importo pari a quello dell’assegno sociale nel limite massimo del trattamento minimo. Questo diritto all’integrazione tuttavia è soggetto ai limiti reddituali previsti dall’art. 1 commi 4 e 5 della L. n. 222/1984.

Non spetta, pertanto, ai soggetti che posseggono redditi propri assoggettabili all’imposta sul reddito delle presone fisiche (IRPEF) per un importo superiore a due volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale.

Per i soggetti coniugati e non separati legalmente, invece, l’integrazione non spetta quando il reddito, cumulato con quello del coniuge, è superiore a tre volte l’importo dell’assegno sociale.

Dal computo dei predetti redditi sono esclusi il reddito della casa di abitazione, quelli esenti da IRPEF soggetti a ritenuta alla fonte, le pensioni di guerra e l’assegno di invalidità stesso, viceversa, sono computati i redditi soggetti a tassazione separata.

Per l’accertamento del reddito gli interessati presentano dichiarazione attestante i fatti oggetto della certificazione alle gestioni previdenziali di competenza.

Ai sensi dell’art. 1 comma 9 della L. n. 222/1984 i periodi di contribuzione effettiva, volontaria e figurativa, successivi alla decorrenza originaria dello assegno, sono utili per la liquidazione di supplementi di pensione.

In caso di nuova liquidazione dell’assegno di invalidità il suo ammontare è determinato in misura non superiore all’assegno precedentemente liquidato, incrementato dagli aumenti di perequazione automatica e maggiorato per via della contribuzione successivamente intervenuta.

L’assegno ordinario di invalidità, ai sensi dell’art. 1 comma 6 della L. n. 222/1984, non è reversibile ai superstiti (ai quali spetta la pensione di reversibilità) ed è parzialmente cumulabile con il reddito.

Il divieto di cumulo con i redditi propri o del coniuge superiori agli importi indicati all’art. 1comma 4 della L. n. 222/1984 non si applica all’assegno ma alla sua integrazione.

A decorrere dal 1° settembre 1995 la L. n. 335/1995 all’art. 1 comma 42 ha previsto che all’assegno di invalidità, nei casi di cumulo con i redditi da lavoro dipendente, autonomo o di impresa, si applichino le riduzioni di cui alla tabella G della predetta legge.

Detta tabella prevede: 1) per i redditi superiori a quattro volte il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a tredici volte l’importo in vigore al 1° gennaio 1995, una riduzione del 25% dell’importo dell’assegno; 2) per i redditi superiori a cinque volte il predetto trattamento minimo annuo una riduzione del 50% dell’importo dell’assegno.

Se poi l’assegno resta superiore al trattamento minimo può essere ulteriormente ridotto.

Con almeno 40 anni di contributi non c’è nessuna trattenuta aggiuntiva in quanto l’assegno in questo caso è cumulabile interamente con il reddito da lavoro dipendente o autonomo, così come è previsto per le pensioni di vecchiaia e di anzianità, viceversa,con meno di 40 anni di contributi scatta la seconda trattenuta che varia a seconda che il reddito provenga da lavoro dipendente od autonomo. Nel caso di lavoro dipendente è pari al 50% della quota eccedente il trattamento minimo mentre nel caso di lavoro autonomo è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo e non può essere superiore al 30% del reddito prodotto.

Se il reddito supera di cinque volte il trattamento minimo la pensione viene ridotta del 50%; se anche dopo il taglio l’assegno ridotto è superiore al trattamento minimo Inps ed il lavoratore ha meno di 40 anni di contributi l’assegno subisce la decurtazione prevista per i redditi che superano di quattro volte il trattamento minimo.

Quando l’assegno viene trasformato in pensione di vecchiaia si applica in questo caso la relativa disciplina del cumulo.

Il titolare dell’assegno di invalidità ha diritto all’indennità di malattia soltanto quando si riscontra una riacutizzazione della patologia o una complicazione tale da produrre un’incapacità lavorativa specifica, assoluta e temporanea.

Ai sensi dell’art. 1 comma 43 della L. n. 335/1995 l’assegno di invalidità liquidato in conseguenza di un infortunio sul lavoro o malattia professionale non è cumulabile con la rendita vitalizia liquidata per lo stesso evento invalidante.

L’assegno di invalidità è incompatibile con l’assegno mensile di inabilità (art. 13 L. n. 30/03/1971 n. 118) riconosciuto agli invalidi civili di età compresa tra il diciottesimo anno ed il sessantaquattresimo anno nei cui confronti sia accertata una riduzione della capacità lavorativa, nella misura pari o superiore al 74%, che non svolgano attività lavorativa.

Requisiti dell’assegno ordinario di invalidita’

Per il conseguimento dell’assegno ordinario di invalidità sono richiesti gli stessi requisiti chiesti per la pensione ordinaria di inabilità e cioè l’assicurazione di 5 anni ed il versamento di contributi per almeno 5 anni di cui 3 nell’ultimo quinquennio oltre alla riduzione permanente della capacità lavorativa in occupazioni confacenti alle proprie attitudini a meno di un terzo a causa dell’infermità fisica o mentale.

Inoltre il diritto all’assegno di invalidità spetta anche nei casi in cui la riduzione della capacità lavorativa preesista al rapporto assicurativo qualora ci sia stato un successivo aggravamento o siano sopraggiunte nuove infermità (art. 1 comma 2 della L. n. 222/1984).

Trasformazione dell’assegno di invalidita’ in pensione di vecchiaia

Ai sensi dell’art.1 comma 10 della L. n. 222/1984 al compimento dell’età stabilita per il diritto alla pensione di vecchiaia l’assegno di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia sempre che sussistano i requisiti di assicurazione e di contribuzione.

Nel caso però in cui l’assicurato non ha ancora maturato i requisiti per la pensione di vecchiaia egli conserva il diritto all’assegno di invalidità.

L’assegno ordinario di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia ma non in pensione di anzianità.

Ai fini della trasformazione dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia i periodi di godimento dell’assegno, durante quali non è stata prestata attività lavorativa, si considerano utili ai fini del diritto.

L’importo della pensione di vecchiaia, infine, non può essere inferiore a quello dell’assegno di invalidità in godimento al compimento dell’età pensionabile.

Pensione ordinaria di inabilita’

La pensione ordinaria di inabilità è riconosciuta su domanda dell’interessato e decorre dal primo giorno del messe successivo alla presentazione della stessa.

La concessione di detta pensione è subordinata alla cessazione di qualsiasi attività lavorativa e, ai sensi dell’art. 2 comma 2 della L. n. 222/1984, alla cancellazione dell’interessato dagli elenchi di categoria dei lavoratori e dagli albi professionali, alla rinuncia ai trattamenti a carico dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione e ad ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione.

Se la rinuncia o la cancellazione avvengono successivamente alla presentazione della domanda la pensione è corrisposta a decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello della rinuncia o della cancellazione.

Diversamente dall’assegno ordinario di invalidità la pensione ordinaria di inabilità non è soggetta a conferma triennale ed è reversibile ai superstiti ai sensi dell’art. 2 comma 3 della L. n. 222/1984.

La pensione di inabilità è costituita dall’ importo dell’assegno di invalidità, non integrato e calcolato in base alle norme vigenti in materia di assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti o nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. Né deriva quindi, che, il sistema di calcolo è quello retributivo (se il lavoratore può far valere 18 anni di contributi al 31/12/1995), misto (se il lavoratore non può far valere 18 anni di contributi al 31/12/1995) o contributivo (se il lavoratore ha iniziato l’attività lavorativa dopo il 31/12/1995).

L’anzianità contributiva maturata viene incrementata dal numero di settimane intercorrenti tra la decorrenza della pensione ed il compimento dell’età pensionabile. A tale importo si applica una maggiorazione determinata in base a specifici criteri indicati nelle lettere a) e b) dell’art. 2, comma 3, L. n. 222/1984 e che si differenzia per le singole gestioni.

In ogni caso sono fatti salvi i trattamenti minimi secondo le norme previste nei singoli ordinamenti.

Se l’inabilità è causata da un infortunio sul lavoro o malattia professionale e da cui deriva il diritto alla relativa rendita la maggiorazione è corrisposta soltanto per la parte eventualmente eccedente l’ammontare della rendita.

A decorrere dal 1° settembre 1995 con la riforma pensionistica (attuata con la L. n. 335/1995) è stato introdotto il divieto di cumulo tra l’assegno ordinario di invalidità o la pensione ordinaria di inabilità e la rendita INAIL, liquidata per lo stesso evento fino a concorrenza della rendita stessa.

A decorrere dal 1° luglio 2001 ai sensi dell’art. 73, L. 23/12/2000 n. 388 taledivieto di cumulo non opera tra il trattamento di reversibilità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme esclusive, esonerative e sostitutive della stessa e la rendita INAIL, spettante in caso di decesso del lavoratore conseguente ad infortunio sul lavoro o malattia professionale.

La pensione di inabilità è incompatibile:1)con i compensi per attività di lavoro autonomo o subordinato in Italia o all’estero svolte successivamente alla concessione della pensione; 2)con l’iscrizione negli elenchi anagrafici degli operai agricoli; 3)con l’iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori autonomi o in albi professionali; 4)con i trattamenti a carico  dell’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione; 5)con ogni altro trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione.

Al verificarsi di tali cause di incompatibilità il pensionato è tenuto a darne immediata comunicazione all’ente erogatore, il quale a sua volta revoca la pensione di inabilità sostituendola, sempre che ne ricorrano le condizioni, con l’assegno di invalidità, con decorrenza dal primo giorno del mese successivo al verificarsi della incompatibilità stessa.

Nel caso in cui è stato riconosciuto il diritto all’assegno di invalidità la restituzione delle somme indebitamente percepite dall’interessato avviene limitatamente alla differenza tra l’importo della pensione di inabilità e quello dell’assegno di invalidità.

Se poi dopo la morte del pensionato non può essere corrisposta la prestazione a causa del permanere di una incompatibilità, il coniuge superstite ha in questo caso diritto alla reversibilità della prestazione in quanto i requisiti richiesti sono solo quello medico e quelli assicurativi e contributivi.

Ai pensionati per inabilità, che si trovano nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vitahanno bisogno di un’assistenza continua, spetta un ’assegno mensile per l’assistenza personale e continuativa, non reversibile, nella stessa misura prevista nell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Tale assegno però non è dovuto, ai sensi dell’art. 5 della L. n. 222/1984, in caso di ricovero in istituti di cura o di assistenza a carico della pubblica amministrazione, ed è incompatibile con l’assegno mensile, integrativo della rendita, dovuto dall’ INAIL a titolo di assistenza personale continuativa.

Tale assegno viene ridotto quando si fruisce di un’analoga prestazione erogata da altre forme di previdenza obbligatoria e di assistenza sociale nella misura corrispondente all’ importo della prestazione stessa.

L’assegno in questione viene concesso su domanda dell’interessato, presentata all’ INPS e corredata dalla documentazione idonea a provare il possesso dei requisiti per il riconoscimento dei requisiti.

Dalla presentazione di tale domanda decorre il diritto all’assegno.

La pensione di inabilità è per sua natura incompatibile con l’indennità di malattia in quanto presuppone l’assoluta impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Requisiti della pensione ordinaria di inabilita’

Per il conseguimento della pensione ordinaria di inabilità occorrono gli stessi requisiti di assicurazione (cinque anni) e di contribuzione (il versamento di contributi di qualunque tipo ed anche non continuativa per almeno cinque anni dei quali tre nell’ultimo quinquennio) richiesti per l’assegno ordinario di invalidità (art. 4 L. n. 222/1984) e l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa a causa di infermità fisica o mentale.

Rispetto alla normativa previgente il requisito relativo (c.d. requisito di attualità contributiva) è diventato più rigoroso.

Prima della riforma dell’invalidità pensionabile del 1984 infatti era richiesto soltanto un anno di contribuzione nel quinquennio precedente la domanda anziché tre.

Ai fini del conseguimento dei requisiti di contribuzione, ai sensi dell’art. 1 comma 6 della L. n. 222/1984, si considerano utili i periodi di godimento dell’assegno di invalidità durante i quali non è stata prestata attività lavorativa.

Ai soggetti che, in seguito a recupero della capacità lavorativa, non hanno più diritto alla pensione di inabilità, è attribuito il riconoscimento della contribuzione figurativa per tutto il periodo durante il quale hanno usufruito della pensione.

La giurisprudenza ha escluso l’istituto della totalizzazione, cioè il cumulo dei periodi assicurativi maturati presso gestioni pensionistiche diverse, per conseguire l’assegno di invalidità in quanto l’art. 71 della Legge 23/12/2000 n. 388 consente la totalizzazione per conseguire solo due trattamenti: la pensione di vecchiaia o i trattamenti pensionistici per inabilità, cioè quei trattamenti erogati dall’INPS o dalle altre gestioni previdenziali spettanti quando l’assicurato a causa di infermità o difetto fisico o mentale è nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa. In altri termini il legislatore ammette la totalizzazione solo per conseguire le prestazioni legate alla vecchiaia ed all’invalidità lavorativa totale coerentemente con il disposto dell’art. 38 Cost.

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Riassunto

Articolo riguardante l’assegno ordinario di invalidità, con approfondimento della Legge 222/1984.

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Informazioni sull'autore

Valeria Liso

Valeria Liso

Valeria Liso, abogado, iscritta all'Ordine degli Avvocati di Bari nella Sezione Speciale Avvocati Stabiliti, si occupa di amministrazione di sostegno, tutela, disabilità e previdenza.
Ha moderato il seminario giuridico dal titolo "La tutela dei soggetti deboli: tra legge e prassi per l'amministratore di sostegno e il tutore", tenutosi presso l' Università Degli Studi di Bari - Dipartimento di Giurisprudenza - Aula Prof. Contento; è autrice dell'articolo "Down, una preziosa risorsa" e dell'articolo "Quale assistenza nelle nostre scuole", entrambi pubblicati sulla Gazzetta Del Mezzogiorno Nord barese.

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